Fino ad oggi manca un accordo generale sul significato da attribuire alla parola “biofisica”. Per come la intendiamo noi, la biofisica si interessa all’organismo biologico nel suo insieme. Si occupa quindi di ciò che vive (la parola greca bios significa “vita”) in ogni ambito del creato, sia esso minerale, vegetale, animale o umano.

Noi ci occupiamo dell’essere umano. Con una visione d’insieme che ci piace definire olistica.

Le scienze naturali classiche, concentrate su una visione parziale e meccanicistica della realtà, si sono molto allontanate dal loro intento originario, spiegare cioè il mondo naturale. Ogni nozione fisica fa riferimento alla meccanica, la quale a sua volta si richiama alla ruota, mentre questa rimanda al cerchio, che è il simbolo della condizione necessaria per la ripetibilità di ogni esperimento. Solo se un esperimento fornisce sempre lo stesso esito si può parlare di “risultato scientifico”.

Questo approccio, tuttavia, dimentica che il cerchio in natura non esiste.

Ciò che troviamo invece nel mondo naturale è la spirale, che si presenti nella forma delle galassie o nella struttura del nostro patrimonio genetico, il DNA. In una sequenza a spirale, ogni processo costantemente uguale a se stesso ritorna periodicamente al punto di partenza, ma ogni volta a un livello diverso.

Malgrado il loro susseguirsi invariabile, le diverse manifestazioni cicliche della vita, in ogni epoca sono soggettivamente uniche, al punto che ogni giorno che passa non si ripeterà mai. Poiché ogni essere umano è parte del contesto naturale globale, non si possono estendere a un individuo le deduzioni ricavate da un altro.

Per quanto lo schema biologico ci sembri essere identico, ogni individuo è un essere a se stante unico ed irripetibile e a questa unicità e irripetibilità vogliamo dare spazio.